Dopo la lettera di Totti a Rutelli Lotito scrive ad Alemanno

Carissimo Gianni, ab initio io te dico che er populus tuus te acclamat. Nun posso dirti, per ovvie ragioni sportive, in bocca ar lupo – come Totti ha fatto con Rutelli – e ci mancherebbe altro. Si sa che absit iniuria verbis, ma a tutto ce sta un limite, e lasciamo la lupa e passamo all’aquila, perciò caro Gianni: in becco all’aquila.
8 APR 08
Ultimo aggiornamento: 01:25 | 24 AGO 20
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Carissimo Gianni, ab initio io te dico che er populus tuus te acclamat. Nun posso dirti, per ovvie ragioni sportive, in bocca ar lupo – come Totti ha fatto con Rutelli – e ci mancherebbe altro. Si sa che absit iniuria verbis, ma a tutto ce sta un limite, e lasciamo la lupa e passamo all’aquila, perciò caro Gianni: in becco all’aquila. Vedi, il calcio e la politica so’ didascalici, e tutti voi politici rispetto a noi cittadini siete transeunti e noi semo stabili. Non mi avete proposto nelle liste vostre – e lasciamo stare le zoccole e i magnager che c’avete messo – e certo l’errore è grosso, tenuto pure conto che, a mio parere, e te lo dico francamente, errare humanum est, ma perseverare diabolicum! Ma lasciamo stare, il passato è passato e de gustibus non est disputandum: se ve piace più Ciarrapico di Lotito, fate voi e vedete dove finite. Ma lo stesso, siccome che sono uomo d’onore, ti scrivo e didascalicamente ti dico che ti faccio gli auguri per la tua partita, come Totti a Rutelli, che magari mi piacerebbe tanto, un giorno, giocarmela a Valmontone. Che Veltroni – bono quello, era juventino ed è stato pure capace de peggiorà: è diventato romanista – lo stadio mio non l’ha voluto, je puzza l’aquila a quello, manco a Valmontone, come dicevano i latini – latini da Latio, laziali prima che facessero er solco iniziale de Roma – hic sunt leones. Caro Alemanno, con quel felice cognome che fa venire in mente quello che faceva venire in mente agli antichi: furor teutonicus, e ho detto tutto, spero che il ritorno ai veri valori in Campidoglio – e te lo dico io che a me all’estero mi trattano come un ambasciatore e se me danno l’Alitalia cinque anni e quegli aeroplanini te li faccio filare come l’aquila nel cielo biancoceleste e intercontinentale – abbia un più vasto significato di un semplice cambio di gente, e per il calcio possa tornare il tempo in cui era avulso dal carattere economico. Personalmente, e te lo consiglio, altro che la celtica al collo (che poi te sei fatto beccà pure dalla Bignardi), ho sempre un rosario in tasca, pure se con me, si capisce, pacta servanda sunt!, la parola basta e avanza. C’è molto da ricostruire, nella nostra amata città, e peraltro ci sarebbe da costruire pure lo stadio a Valmontone. Lo sai, carissimo Gianni, il problema vero? Io l’ho detto der calcio, ma tu me poi aiutà a dillo della politica: ci so’ troppi analfabeti. Dovremmo riscoprire Manzoni e Pascoli e D’Annunzio. Ma hai presente, Gianni, la musicalità della pioggia nel pineto, che tra l’altro con l’acqua che viene giù, te dovrebbe dì qualcosa… Io stabilisco un indirizzo: il metodo è la sinestesia (adesso fateve spiegà la cosa da Ciarrapico). Insomma, tanti auguri, Alemanno caro. Che tu possa volare come un’aquila nel cielo della capitale, sapendo che faber est quisque fortunae suae, ma che pure gli auguri fanno comodo. Ti vorrei citare Dante: fatti non foste a viver come bruti, ma a seguir virtute e conoscenza, e ogni tanto la Lazio in trasferta. Rammenta sempre nella lotta che homo homini lupus, e che dunque i romanisti stanno dappertutto, magari pure nelle liste tue, e che del tutto tranquilli non si può stare mai. Io non lascio avanzi nel piatto, tu non lasciare spazio ai tuoi avversari. E in ogni modo mai dimenticare, nella tua buona battaglia, che se gli arbitri, purtroppo, sono esseri umani, lo sono anche i politici. Ad maiora, caro Gianni. E su Valmontone, famo così: fiat voluntas tua.